L'acqua minerale vale così tanto? NO!
Vale tanto oro quanto pesa? No, ma la pubblicità è brava a farcelo credere e a indurci a pagare l’acqua in bottiglia anche 300 volte di più di quella del rubinetto.
Ogni italiano beve in media 172 litri di acqua minerale all’anno, il che fa di noi i più grandi consumatori al mondo di acqua in bottiglia. La pubblicità incalza e invoglia, presentandoci l’acqua minerale sempre meno come una bevanda che serve ad accompagnare il cibo e sempre più come una fonte di salute e addirittura di bellezza. Non essendoci invece pressoché alcuna informazione sulla qualità dell’acqua che esce dal rubinetto di casa, si è naturalmente portati a pensare che questa non abbia alcuna delle proprietà vantate dalle acque in bottiglia e la si guarda con sospetto. La verità, lo diciamo sulla scorta di anni di analisi e controlli fatti (si vedano per esempio le inchieste fatte da Altroconsumo), è che l’acqua minerale non è necessariamente migliore dell’acqua potabile.
Spesso si ritiene ingiustificatamente che le acque minerali abbiano proprietà terapeutiche e che abbiano sempre origine da sorgenti naturali. In realtà nessuna delle due cose è sempre vera. Un decreto legislativo del 1992, che recepiva una direttiva europea, stabilisce che:
"Sono considerate acque minerali naturali le acque che, avendo origine da una falda o da un giacimento sotterraneo, provengono da una o più sorgenti naturali o perforate e che hanno caratteristiche igieniche particolari ed, eventualmente, proprietà favorevoli alla salute. Le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e la sua conservazione, per il tenore in minerali, oligoelementi e/o altri costituenti ed, eventualmente, per taluni loro effetti. Esse vanno tenute al riparo da ogni rischio di inquinamento."
In pratica la distinzione sostanziale rispetto all’acqua potabile è che le acque minerali naturali devono essere pure alla sorgente e tali rimanere fino al consumo, senza alcun trattamento di potabilizzazione. La purezza va intesa in senso chimico e microbiologico.
Differenze e analogie con l'acqua potabile
Spot e manifesti giocano su alcuni concetti chiave come la scarsa presenza di sodio o il residuo fisso molto basso. Vantano in questo modo le proprietà salutari di un’acqua leggera, digeribile e diuretica. Un’acqua presentata quasi come elisir di bellezza e giovinezza piuttosto che come alimento. Ma quanto c’è di vero in queste tanto sbandierate virtù? O meglio, anche ammettendo che le quantità (esigue) descritte in etichetta siano reali, è davvero così importante che queste acque siano “leggerissime”? Meglio fare chiarezza: chi deve osservare una dieta povera di sodio, come gli ipertesi, non è certo dell’acqua che deve preoccuparsi, ma semmai dell’alimentazione. Il sodio abbonda in molti cibi, e quello che si può assumere mangiando è senz’altro assai di più di quello che si ingerisce bevendo un’acqua ricca di sodio. In ogni caso l’acqua potabile fornita dalla maggior parte degli acquedotti ha livelli di sodio contenuti, perciò non c’è una grande differenza rispetto alle minerali. Quanto al residuo fisso, che testimonia la quantità dei vari sali disciolti (sodio, potassio, magnesio, cloruri, solfati, bicarbonati), sulle etichette è riportato come valore a 180 °C perché, dopo aver fatto evaporare un litro d’acqua a quella temperatura, si può verificare quanti sali sono rimasti. L’ideale per il consumo quotidiano è un’acqua oligominerale, con un residuo fisso inferiore ai 500 mg/l. Nelle inchieste condotte da Altroconsumo sull’acqua potabile distribuita dall’acquedotto, nessun campione prelevato dal rubinetto superava i 700 mg/l: l’acqua offerta dall’acquedotto, quindi, è quasi sempre comparabile all’oligominerale.
Potremmo fare altri esempi, ma il concetto resta lo stesso: la qualità dell’acqua potabile italiana è buona, non ci sono motivi fondati per ritenere l’acqua minerale più salutare. Ciò non significa che l’acqua in bottiglia non sia di buona qualità. Sopravvalutare la minerale, però, è poco ragionevole, tanto quanto diffidare dell’acqua dell’acquedotto, rigidamente e regolarmente controllata sotto il profilo igienico. Bere una o l’altra è una scelta soprattutto di gusto, legata al sapore ed eventualmente alla voglia di bollicine. Nessuna virtù particolare dunque e nessun rischio in gioco: bere dalla bottiglia o dal rubinetto fa una notevole differenza solo per il portafoglio. E la sicurezza dell’acqua del rubinetto per neonati e donne incinte? I limiti di legge imposti all’acqua potabile sono restrittivi ma non specifici per queste due categorie. In particolare le donne incinte devono tenere d’occhio i nitrati, mentre per i bambini oltre ai nitrati va considerato, questa volta sì, il residuo fisso, che è meglio sia basso. Il limite di legge per i nitrati, ampiamente cautelativo, per l’acqua di rubinetto è di 50 mg/l, e in molte città siamo ben al di sotto di questa soglia. Va detto però che l’Organizzazione mondiale della Sanità suggerisce per neonati e donne incinte un limite massimo di 10 mg/l. Concludendo, quindi, un’acqua minerale leggera può essere preferibile a quella del rubinetto soltanto per neonati e donne in gravidanza.
Che cosa si paga?
A ben guardare, i soldi spesi per la minerale servono non tanto a pagare la materia prima, ma tutte le altre voci che gravitano attorno al business dell’acqua: pubblicità, trasporto, imballaggio. Così ci troviamo a pagare spesso anche molto cara una risorsa che sgorga naturalmente dalla sorgente e che di per sé ha un costo irrisorio. Ecco come si forma il prezzo di una minerale.
– Il costo di una bottiglia di PET si può valutare intorno ai 10 centesimi di euro.
– Tappo, etichetta, imballaggio secondario (la plastica che tiene insieme 6 bottiglie), incidono per altri 2-3 centesimi.
– Il trasporto ha un costo che varia in funzione della distanza di distribuzione e può incidere fino a 5 centesimi di euro per bottiglia (e parecchio inquinamento in più).
– A questi costi vanno aggiunti quelli relativi al marketing e alla pubblicità e ai margini per i rivenditori.
– Sommando queste voci al costo dell’acqua (molto basso) e a quello dell’imbottigliamento, si arriva a 20-25 centesimi, che è il prezzo praticato per le bottiglie da litro e mezzo più economiche.
Tutto quello che paghiamo in più serve in parte a coprire la martellante pubblicità che tutti subiamo. Il resto è il margine di profitto per le società che detengono l’autorizzazione sulla fonte.
L’acqua di rubinetto costa da 0,50 a 1 euro a metro cubo (da 0,05 a 0,1 centesimi di euro al litro), mentre un litro di minerale costa in media da 10 a 30 centesimi: da 200 a 300 volte tanto.
