Colore, sapore, odore non convincono? Le cause possono essere molte. Se i problemi persistono meglio contattare l’acquedotto.
I problemi più frequenti
Se il sapore non convince o la fiducia nell’acquedotto latita, ci si pongono molte domande sull’acqua del rubinetto e a volte si cercano soluzioni casalinghe per migliorare la situazione. Vediamo quali sono i problemi più comunemente segnalati e le risposte ai dubbi più frequenti.
Calcare, durezza e residuo fisso. È un problema molto sentito, ma non deve destare preoccupazioni: l’acqua scorre nella falda e si arricchisce dei minerali presenti nel terreno che la rendono calcarea. La legge suggerisce che sia compresa tra 15 e 50 °F. Un’acqua più dolce è povera di sali minerali importanti per l’organismo e c’è sempre il rischio che abbia subìto trattamenti troppo spinti. Quanto al residuo fisso, l’ideale è sui 500 mg/l. La soglia massima per un consumo quotidiano è pari a 1.000 mg/l.
Sapore e odore. Molti sostengono di non bere l’acqua del rubinetto perché è cattiva. Il problema più frequente è il cloro che dà un cattivo sapore e odore all’acqua. Il cloro è aggiunto dagli acquedotti quando c’è il rischio di contaminazione da batteri. Sgradevole, ma non dannoso, è volatile, per cui basta lasciare l’acqua a contatto con l’aria, per esempio in una brocca, per eliminarne l’odore. Il sapore amaro può invece dipendere da una presenza eccessiva di ferro e manganese: non sono sostanze tossiche, ma possono influire sul gusto e sul colore dell’acqua. L’acqua di casa è salata? Può dipendere da sodio, solfati e cloruri. Il primo è un minerale utile al metabolismo la cui presenza può rappresentare un problema solo per le persone ipertese. In ogni caso, nonostante quello che la pubblicità vuole darci a intendere, non è con l’acqua che si limita l’apporto di sodio: bisogna stare attenti alla dieta. I solfati possono avere origine naturale o derivare da scarichi industriali e urbani. Non sono tossici, al peggio possono dare irritazioni gastrointestinali. Infine i cloruri: in concentrazioni elevate possono corrodere le tubature e danno all’acqua un sapore cattivo. La presenza di tutte queste sostanze è regolamentata dalla legge con limiti di ampia garanzia. Per migliorare odore e sapore dell’acqua di rubinetto, è utile lasciarla decantare e poi tenerla in frigo in una bottiglia ben chiusa. Se la bottiglia è di plastica va pulita e cambiata spesso.
Sabbia e sassolini. Può trattarsi di materiale inerte trasportato dall’acqua o di incrostazioni di calcare. Spesso il problema dipende dalle tubature dell’edificio o dalle cisterne in cui l’acqua decanta. Fate scorrere l’acqua (raccogliendola per tutti gli usi non alimentari) prima di berla.
Colore. Se l’acqua esce torbida o bianca forse la pressione del rubinetto è troppo forte. Lasciatela decantare in un bicchiere e tornerà limpida. Il colore rossastro dipende dalla presenza di ferro e manganese, naturale o dovuta al rilascio da parte delle tubature. Rivolgetevi alla Asl o, se si tratta di un problema di tubi condominiali, all’amministratore. Aloni giallastri lasciati sulla biancheria possono svilupparsi quando ferro e manganese entrano in contatto con l’aria. Preoccupatevi davvero solo se l’acqua ha un colore bluastro, segno che vi è disciolta una quantità eccessiva di rame. Anche questo metallo può essere rilasciato dalla tubature e può essere dannoso: la legge ne limita la concentrazione a un massimo di 1 mg/l.
Filtri domestici
La qualità dell’acqua potabile italiana è accettabile e sicura, anche se rimangono margini di miglioramento. Le soluzioni di filtrazione e depurazione casalinghe possono intervenire solo "a monte": eventuali provvedimenti vanno presi a livello di acquedotto. Ecco in breve il funzionamento di alcuni tipi di filtri in commercio.
A carboni attivi. Servono a trattenere inquinanti organici, come pesticidi e solventi industriali, ed eliminare dall’acqua il cloro e i cattivi sapori. Non hanno effetto invece su batteri e nitrati o sulla durezza dell’acqua. La conformazione porosa dei carboni attivi li rende anzi un potenziale territorio di coltura per alcuni batteri. Per evitarlo questi filtri devono disporre, per legge, di un sistema che disinfetti l’acqua dopo il trattamento (raggi Uv, ozono, argento).
Resine a scambio ionico. Sono essenzialmente dei forti addolcitori che riducono la durezza dell’acqua sostituendo ioni di sodio al calcio presente.
A osmosi inversa. L’acqua è forzatamente condotta, alzandone la pressione, attraverso una membrana semimpermeabile da cui possono passare solo certe sostanze e in certe quantità. È il sistema di depurazione più efficiente, agisce sui metalli pesanti, i nitrati e altre sostanze indesiderate. Agisce anche sulla durezza.
Addolcitori. Oltre alle resine a scambio ionico esistono altre tecniche di addolcimento (per esempio i dosatori di polifosfati). Servono a ridurre il calcare quando l’acqua è “dura”. Abbiamo visto però che un’acqua calcarea non ha effetti nocivi sulla salute mentre una troppo dolce non apporta sufficienti minerali all’organismo. I vantaggi di un acqua addolcita sono tutti per scaldabagni ed elettrodomestici.
Filtri portatili. Si tratta essenzialmente di piccoli addolcitori portatili in forma di caraffa, suggeriti per la filtrazione di acqua per la cottura di cibi e preparazione di bevande calde. Non sempre trattano l’acqua in modo ottimale per il consumo umano perché la impoveriscono eccessivamente di sali.
E le "caraffe filtranti"?
La qualità dell'acqua di rubinetto è generalmente buona. In alcuni test è stato verificato che le caraffe filtranti, anziché migliorarla, rischiano di peggiorarla. L'uso della brocca per filtrare l'acqua è inutile non solo quando le sostanze indesiderate sono del tutto assenti nell'acqua di partenza, ma anche quando sono presenti in tracce perché sotto ai limiti consentiti. Alcune cartucce rilasciano ammonio in quantità superiore al limite di legge fissato per le acque destinate al consumo umano. Le brocche tengono a bada i solventi, ma il ristagno dell'acqua nella caraffa causa un generale peggioramento della qualità microbiologica (la carica batterica) e chimica (l'aumento di nitriti) dell'acqua. I test effettuati fanno riferimento a un uso delle caraffe in condizioni ottimali: se l'utilizzo non dovesse essere così accorto, i rischi potrebbero anche aumentare (soprattutto la proliferazione batterica).
